Erba medica: Obiettivo Sulla Foglia

Pubblicato il 14 November, 2011

Erba medica: Obiettivo Sulla Foglia

La foglia è il laboratorio chimico primario della pianta, dove un complesso ed efficace sistema di cattura dell’energia solare permette la sintesi delle molecole biologiche fondamentali (carboidrati ed amminoacidi) a partire da composti inorganici semplici quali acqua, anidride carbonica e ammoniaca.

Nella foglia avviene il primo accumulo di amido, riserva energetica della pianta; la foglia è inoltre molto ricca di carotenoidi, che hanno funzione di ausilio e protezione per la clorofilla, di vitamine e di minerali, che hanno ruoli chiave nel metabolismo fogliare.

Le foglie delle dicotiledoni, alle quali le leguminose come l’erba medica appartengono, mantengono infine per tutta la loro fase vitale un’elevata concentrazione di proteine e di fibre solubili o poco lignificate. Alla senescenza trasferiscono clorofilla, proteine e zuccheri alle parti giovani ed alle radici, ingiallendo rapidamente; infine si staccano spontaneamente dalla pianta e cadono a terra, terminando la loro funzione con l’arricchimento in sostanze organiche del suolo.

Per avere un foraggio di erba medica di rapida digeribilità e di alta qualità nutrizionale, specificamente adatto per gli animali da latte, si deve fare tutto il possibile per raccogliere e conservare la massima quantità di foglie vitali e sane.

Dal seme alla pianta

L’embrione contenuto nel seme di erba medica emette da un lato la radichetta, che si dirige verso il basso alla ricerca dell’acqua, sviluppando la radice principale e le radici laterali, dall’altro i due cotiledoni e al centro di essi l’apice vegetativo, che si dirige verso l’alto alla ricerca della luce.

L’apice vegetativo produce lo stelo e le foglie. La porzione di stelo a livello della quale si sviluppa una foglia si definisce nodo, la porzione di stelo compresa tra una foglia e la successiva internodo. All’ascella di ogni foglia si forma un nuovo apice vegetativo, che può a sua volta generare nodi, internodi e foglie, e così via fino a formare una ramificazione più o meno complessa. Quando la pianta ha raggiunto uno sviluppo sufficiente e riceve idonei stimoli ambientali (luce, temperatura, disponibilità di acqua), l’apice vegetativo genera al posto delle nuove ramificazioni le infiorescenze.

Al momento della fioritura si avvia il ricaccio, cioè lo sviluppo dei nuovi apici vegetativi a partire dalla base del fusto, che, ricaccio dopo ricaccio, si ramifica e si allarga fino a formare la corona. Le foglie che appartengono al fusto fiorito ingialliscono e infine cadono a cominciare da quelle più vicine a terra.

Per produrre foraggio con la massima qualità nutrizionale si deve perciò puntare al periodo che va dagli abbozzi dei bottoni fiorali all’inizio fioritura, per raccogliere la maggiore quantità possibile di foglie ancora verdi e ben attaccate al fusto. Lo sfalcio eseguito tardivamente, oltre a peggiorare la qualità del foraggio raccolto, rischia di danneggiare o tagliare i nuovi ricacci, impoverendo la pianta di sostanze di riserva e ritardando il ciclo successivo.

Portamento

Le mediche selezionate per lo sfalcio hanno di norma portamento eretto o semieretto, cioè gli steli si orientano in direzione verticale e le foglie tendono a distribuirsi in modo da ricevere luce a sufficienza per la fotosintesi, mentre la radice a fittone scende in profondità. Il ricaccio rapido e il portamento verticale, insieme con il grande sviluppo dell’apparato radicale, danno all’erba medica “da taglio” una forte capacità competitiva rispetto alle infestanti, che vengono private in breve tempo della luce e dell’acqua necessarie alla crescita.

Esistono anche varietà a portamento prostrato, il cui stelo tende a disporsi parallelamente al terreno e le cui radici, ad andamento superficiale, sono in grado di generare nuovi fusti, in modo simile ad altre leguminose foraggere, come per esempio i trifogli. Queste mediche sono adatte al pascolo continuativo ma sono generalmente poco produttive e di qualità nutrizionale inferiore rispetto a quelle adatte al taglio. E’ possibile in alternativa impiegare, con ottimi risultati in termini di produzione animale, mediche da taglio in un regime di pascolo turnato.

Ramificazione

Il numero di ricacci che la pianta di erba medica emette dopo lo sfalcio e il numero di ramificazioni che ciascun ricaccio produce condizionano fortemente il volume di foraggio prodotto. La capacità di ramificazione di ciascuna pianta dipende da molti fattori, tra i quali l’età e lo spazio a disposizione, ma anche da una forte componente ereditaria, che consente la selezione di varietà più ramificate. La maggiore ramificazione comporta una maggiore abbondanza di foglie, dato che ogni rametto si genera all’ascella della foglia e a sua volta genera nodi ed internodi.

Persistenza

Altra caratteristica che presenta una notevole variabilità, a parità di fase fenologica, è la persistenza delle foglie sul fusto: vi sono infatti mediche che molto velocemente, al momento della salita a fiore, si liberano delle foglie basali, altre che mantengono le foglie verdi fino alla piena fioritura. Queste ultime sono di norma varietà, ottenute attraverso la selezione mirata ad ottenere maggior vigore vegetativo e migliore qualità del foraggio, mentre la scarsa persistenza delle foglie è più frequente negli ecotipi locali, per i quali la selezione naturale ha favorito individui con grande capacità riproduttiva, che indirizzano precocemente le loro energie alla produzione del seme e del frutto.

Forma e dimensione della foglia

L’erba medica è una specie estremamente plastica, in grado di adattare il proprio sviluppo vegetativo alla disponibilità di acqua. La foglia in particolare può variare le proprie dimensioni in modo notevolissimo regolando così la superficie traspirante; ciò consente alla pianta di superare, rallentando la crescita, periodi anche prolungati di aridità per poi riprendere a vegetare vigorosamente.

E’ tuttavia senz’altro più vantaggioso per il foraggicoltore avere varietà tolleranti allo stress idrico, che, grazie ad un apparato radicale profondo e ben ramificato, sono in grado di sostenere un vigoroso sviluppo vegetativo ed una estesa superficie fogliare anche in condizioni di moderata siccità. La resistenza a siccità estreme consente invece la sopravvivenza della pianta, ma con drastico calo della produttività.

La forma della foglia è anch’essa variabile, più tondeggiante nella parte basale della pianta e più allungata nella parte apicale. Lo sviluppo di foglie strette ed allungate, su internodi ravvicinati, precede immediatamente la comparsa dei bottoni fiorali, che nel periodo primaverile e ancora di più in quello autunnale possono essere poco evidenti, e segnala quindi l’inizio del periodo idoneo per lo sfalcio.

La foglia di erba medica, composta normalmente di tre foglioline, può occasionalmente essere multifogliata, cioè formata da quattro o più foglioline, caratteristica che si può osservare con maggior frequenza nei periodi più piovosi. E’ possibile selezionare varietà che manifestano multifogliosità su una quota molto elevata di foglie in modo costante, ed hanno quindi un maggiore potenziale di sviluppo della superficie fogliare.

Danni da malattie fungine e parassiti animali

Le foglie dell’erba medica sono naturalmente esposte all’attacco da parte di spore di funghi parassiti ed appetite da diverse specie di insetti, che provocano perdite in termini sia quantitativi che qualitativi.

La resistenza genetica a patogeni ed insetti in genere non è universale e duratura, e produce in alcuni casi sintomi di ipersensibilità, che possono compromettere la qualità del foraggio; i trattamenti fungicidi o insetticidi, oltre a comportare un costo, spesso non sono attuabili nel momento in cui si evidenziano sintomi significativi, che è in molti casi prossimo all’epoca dello sfalcio.

La scelta di varietà a crescita rapida e vigorosa, che sono tolleranti ai parassiti, cioè non manifestano forte ipersensibilità o precoce lignificazione in risposta alla loro presenza, e l’esecuzione del taglio nella fase bottoni fiorali-inizio fioritura, quando le foglie sono più giovani e più sane, prevengono di norma perdite rilevanti e peggioramento qualitativo del foraggio a seguito di un attacco di media entità.

Confronto qualitativo tra foglie e fusti

La foglia ha un contenuto di sostanze organiche ed inorganiche notevolmente più ricco di quello dello stelo; la sua composizione chimica è inoltre meno influenzata dalla fase fenologica rispetto al fusto, la cui funzione di sostegno comporta una progressiva lignificazione della prevalente componente fibrosa e un conseguente progressivo impoverimento dal punto di vita della nutrizione animale.

L’elevata concentrazione di proteine e il bassissimo contenuto di lignina rendono la foglia molto più nutriente, digeribile ed appetibile del fusto, tanto che è stato proposto e sperimentato l’impiego come concentrato della frazione più fine del foraggio, comprendente foglie, peduncoli fogliari e parte apicale degli steli, mentre la frazione più grossolana restante, costituita dagli steli legnosi, può essere destinata alla fermentazione per scopi energetici.

Gli elementi minerali essenziali per il metabolismo degli animali e dei microrganismi del rumine sono contenuti nella foglia in concentrazione maggiore che nel fusto, con la sola eccezione del potassio, che è leggermente più concentrato nel fusto. Macro e microelementi presenti nella foglia sono inoltre più solubili di quelli del fusto, che sono in buona parte legati alle fibre lignificate e le rendono più rigide e meno appetibili.

Rapporto foglie/fusti

La qualità nutrizionale del foraggio dipende perciò in larga misura dal rapporto tra foglie e fusti.

In condizioni sperimentali, cioè tagliando la pianta e separando le due componenti manualmente, il rapporto foglie/fusti in peso secco ha il suo massimo nella fase di bottoni fiorali, quando varia tra 1,5 (cioè 60% foglie e 40% fusti), per le varietà molto fogliose, e 1 (50% foglie e 50% fusti), poi cala progressivamente fino alla fioritura avanzata, quando varia tra 0,7 (45% foglie e 55% fusti), per le varietà con foglie persistenti, e 0,5 (35% foglie e 65%).

Oltre alla fase fenologica e alle caratteristiche varietali, ha una forte influenza sul rapporto foglie/fusti, a parità di condizioni pedoclimatiche, la densità dell’impianto: la pianta che ha a disposizione molto spazio tende a sviluppare fusti più grossi, mentre in uno spazio più ridotto la quota in peso delle foglie aumenta fino ad un massimo corrispondente alla densità di circa 200 piante per mq. Un medicaio uniformemente denso e longevo è quindi in grado di produrre foraggio della migliore qualità.

Conservare la foglia

Le operazioni di sfalcio, movimentazione e raccolta meccanica comportano tutte la perdita di una parte del foraggio, costituita in misura maggiore da foglie. E’ quindi evidente che il rapporto foglie/steli tenderà ad essere inferiore a quello riportato sopra e che la qualità nutrizionale del foraggio non raggiungerà quella ottenibile su campioni prelevati e preparati in condizioni sperimentali.

E’ tuttavia possibile massimizzare la quota di foglia conservata, scegliendo la varietà adatta (foglia persistente, steli semipieni che vengono schiacciati e sfibrati dalla falciacondizionatrice ed essiccano più velocemente), l’epoca di sfalcio precoce, le ore idonee del giorno per eseguire le operazioni in campo e, ove compatibile con le attrezzature aziendali, la raccolta del foraggio portato ad un grado di essiccazione non definitivo (40% circa), al quale le strutture cellulari sono ancora sostanzialmente integre e buona parte delle foglie restano attaccate allo stelo. L’essiccazione potrà essere completata in seguito con la ventilazione forzata o con la disidratazione, oppure si potrà procedere alla fasciatura del ballone o all’insilamento.

La successiva conservazione del foraggio pressato dovrà avvenire in modo da evitare ossidazioni e fermentazioni, che danneggiano in primo luogo la foglia e le parti più fini.

Una possibilità alternativa per utilizzare completamente la foglia è ovviamente quella di impiegare erba medica fresca per l’alimentazione degli animali. L’erba medica appena sfalciata va somministrata in dosi molto limitate e in opportuna miscela per prevenire gonfiori ruminali, oppure si può arricchire con erba medica il prato destinato al pascolamento.

Erba medica di qualità per la produzione di latte

La secrezione di latte, soprattutto in caso di razze selezionate ad alta produzione, richiede adeguate quantità di proteine assimilabili, fibre rapidamente digeribili, calcio, vitamina A; un’alimentazione insufficiente può non solo impedire di sfruttare a pieno le potenzialità produttive dell’animale ma anche comprometterne la salute.

Il foraggio di erba medica di alta qualità, quello cioè sfalciato in una fase precoce e raccolto con modalità adeguate per conservare la foglia, è un’ottima e naturale fonte di gran parte delle sostanze necessarie agli animali da latte (non solo vacche, ma anche pecore e capre); non presenta, se essiccato e conservato in modo corretto, rischi sanitari né per l’animale né per i prodotti lattiero-caseari; ha un costo contenuto, soprattutto se di produzione aziendale, e permette una sostanziale riduzione di mangimi e integratori nella dieta degli animali da latte.

L’erba medica di qualità inferiore, comunque ricca di proteine e di calcio rispetto alle graminacee, può invece essere utilmente impiegata per animali in accrescimento o in asciutta, che hanno esigenze nutrizionali molto diverse e tempi di digestione abbastanza lunghi da poter sfruttare al massimo il contenuto di fibre degli steli.

Linee guida. Dare più peso alla foglia

Se vogliamo un foraggio di qualità superiore per l’alimentazione delle bovine da latte, dobbiamo lavorare in ogni fase, dalla semina alla conservazione, con l’obiettivo di spostare l’equilibrio a favore della foglia. Ogni foraggicoltore dovrà mettere a punto il suo metodo, compatibilmente con le caratteristiche del terreno e le attrezzature disponibili. Si possono tuttavia suggerire una serie di punti chiave sui quali agire:

  • Scelta della varietà: dare la preferenza a varietà tendenti al vigoroso sviluppo vegetativo, ben ramificate, a steli semipieni, con foglie ben distribuite e persistenti fino alla fioritura, tolleranti a malattie e parassiti, longeve;
  • Scelta terreno: i terreni fertili e sciolti favoriscono un abbondante sviluppo dell’apparato fogliare, ma tendono ad essere più ricchi di infestanti; i terreni argillosi danno una produzione generalmente inferiore, ma un medicaio più puro e più longevo;
  • Semina: impiegare seme di ottima qualità e preparare accuratamente il letto di semina per ottenere una densità finale uniforme di circa 200 piante per metro quadro;
  • Irrigazione: la disponibilità di acqua favorisce lo sviluppo della superficie fogliare, a patto che la temperatura ambientale sia favorevole alla crescita (15 – 30 ° C); nel periodo estivo la durata del giorno e le temperature elevate tendono comunque a ridurre la crescita della foglia ed a favorire una rapida fioritura; l’eccessiva irrigazione, soprattutto al primo anno, rende la pianta più sensibile agli stress idrici successivi;
  • Fertilizzazione: la fertilizzazione azotata non è necessaria, ma può stimolare lo sviluppo vegetativo se somministrata alla semina ed eventualmente al ricaccio primaverile; la corretta disponibilità di fosforo, potassio, calcio e microelementi è essenziale per consentire alle varietà altamente produttive di esplicare a pieno il loro potenziale;
  • Fase stagionale allo sfalcio: le fasi di maggiore disponibilità idrica, unita a condizioni favorevoli di luce e di temperatura (primavera ed autunno nei nostri climi), consentono uno sviluppo ottimale della foglia e una fase vegetativa prolungata prima della fioritura;
  • Fase vegetativa allo sfalcio: è il fattore decisivo per determinare l’equilibrio tra foglie e fusti: più precoce è lo sfalcio, più elevato è il rapporto tra peso delle foglie e peso dei fusti e più forte è l’adesione del peduncolo fogliare al fusto; la corretta regolazione del taglio a 10 cm dal terreno previene inoltre la raccolta della parte basale del fusto, legnosa e priva di foglie;
  • Temperatura ed umidità ambientali alla raccolta: qualunque operazione meccanica comporta distacco e dispersione di foglie, ma la scelta delle condizioni ambientali opportune (mai molto caldo e secco!) per la movimentazione riduce sensibilmente la quota di foglie che rimangono in campo;
  • Umidità del foraggio alla raccolta: ove siano disponibili attrezzature per l’aeroessiccazione, la disidratazione, l’insilamento, la raccolta del foraggio può essere eseguita dopo un veloce preappassimento, minimizzando la perdita di foglia;
  • Stoccaggio razionale e controlli di qualità: identificare (almeno con l’epoca di sfalcio), controllare (almeno visivamente) e stoccare separatamente i foraggi rende possibile il loro impiego mirato in base alle esigenze degli animali.

Riferimenti utili

www.crpa.it   Settore foraggicoltura, Settore zootecnia, Settore Analisi foraggi zootecnici, RInnova ProVe

“Proteine vegetali” Supplemento all’Informatore Agrario del 28 settembre/4 ottobre 2007 a cura dell’Istituto Sperimentale per le Colture Foraggere (C.R.A.)

“Azioni di innovazione e ricerca a supporto del piano proteine vegetali – Manuale pratico”; giugno 2009; a cura della Rete Interregionale per la Ricerca Agraria, Forestale, Acquacoltura e Pesca (può essere richiesto al C.R.P.A. o alle Regioni che hanno partecipato al progetto RInnova ProVe)

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