Erba Medica Biologica: gestire le infestanti
Pubblicato il 23 February, 2009

La coltivazione biologica dell’erba medica è notevolmente diffusa in Italia, soprattutto nell’ambito delle aziende agrozootecniche, ed anche la coltivazione convenzionale non prevede di norma il ricorso agli erbicidi. Coltivazione biologica non significa tuttavia arrendersi alla presenza delle infestanti, ma sfruttare l’eccezionale capacità competitiva della medica attraverso tecniche professionali per ottenere anche in assenza di diserbo chimico un medicaio denso, produttivo e longevo. La corretta gestione delle infestanti produce un impianto longevo e un foraggio di qualità - Nella foto la varietà di Erba medica Prosementi al quinto anno di coltivazione in azienda biologica (Azienda agrituristica “Il Bio Nonno”, Pieve di Decima - Bologna), a 3 settimane dal primo sfalcio.
Scegliere e preparare il terreno
Non tutti i terreni sono adatti per la coltivazione della medica, soprattutto se biologica. L’apparato radicale deve avere la possibilità di svilupparsi senza ostacoli, quindi è necessaria un’aratura profonda, e la simbiosi tra l’erba medica ed il suo rizobio specifico deve instaurarsi ed essere efficiente, quindi il terreno deve essere ben aerato e non acido. La disponibilità di acqua in profondità favorisce la medica rispetto alle infestanti, mentre la necessità di irrigare indebolisce la capacità competitiva della medica. I terreni fertili di medio impasto garantiscono le migliori produzioni di foraggio, ma sono anche di norma più ricchi di erbe estranee; i terreni pesanti non favoriscono il vigore e la produzione, ma, se ben drenati, rendono in genere più agevole il controllo delle infestanti; i terreni sciolti hanno problemi di siccità e sono da gestire molto attentamente nell’anno di impianto per evitare da una parte l’eccessiva sofferenza delle piantine in sviluppo, dall’altra la tendenza dell’apparato radicale a rimanere superficiale in seguito alle irrigazioni.
Conoscere e prevenire le infestanti
E’ importante conoscere le specie presenti nei terreni aziendali, le loro caratteristiche biologiche, la problematicità della loro presenza nel medicaio. Vi sono infatti erbe spontanee che possono essere tollerate nel foraggio di medica, come molte graminacee e i trifogli, altre che rendono il foraggio poco appetibile, come i romici, altre che possono essere tossiche per gli animali, come le specie del genere Senecio. Un’attenzione particolare va riservata alla cuscuta, specie parassita che si sviluppa nella stagione estiva e danneggia sia la coltura che la qualità del foraggio. La prevenzione si fa selezionando i terreni in base alle infestanti osservate, destinando a medicaio terreni non ricchi di azoto e non derivanti da incolto, pianificando le rotazioni, effettuando la semina in primavera su terreno opportunamente preparato e ripulito meccanicamente dalle infestanti, impiegando seme certificato di ottima purezza.
Massima cura nella semina
Il seme di erba medica è molto piccolo e contiene risorse molto limitate per il primo sviluppo della plantula; deve essere quindi posto a non più di 1-2 cm dalla superficie, possibilmente su uno strato umido e ricoperto di terreno ben affinato. Il pericolo più grande per la plantula che cerca di emergere è la crosta superficiale: quando possibile, è bene evitare la semina se sono previste forti precipitazioni, e i terreni più soggetti a formazione di crosta non devono essere lavorati fino a risultare polverosi. E’ essenziale che il terreno sia ben livellato e che la seminatrice sia regolata e controllata con molta cura per avere una semina a profondità corretta e uniforme. Le imprecisioni nella semina compromettono in modo irreparabile la densità del medicaio e generano fallanze che saranno aree di crescita e di riproduzione delle infestanti.
Regolare la concimazione
Una leggera dotazione di azoto favorisce lo sviluppo delle piantine finché non è ben avviata la simbiosi col rizobio. In seguito la medica utilizza l’azoto atmosferico e quindi non ha assolutamente bisogno di concimazione azotata, che invece favorisce tutte le infestanti non leguminose. Per un sano e vigoroso sviluppo sono invece necessari fosforo e potassio, da distribuire, se non già sufficienti nella dotazione del terreno, nel periodo del riposo vegetativo e da interrare con una leggera erpicatura, intervento che ha anche la funzione di arieggiare il terreno e di eliminare meccanicamente le infestanti con apparato radicale più superficiale.
Regolare la disponibilità di acqua
La competizione dell’erba medica contro le infestanti si gioca moltissimo sulla capacità della medica di ricercare l’acqua in profondità. Infatti molte infestanti, tra le quali tutte le graminacee, hanno un apparato radicale superficiale e quindi la loro crescita e sopravvivenza è fortemente ostacolata dalla carenza di acqua negli strati più alti del terreno. La medica è molto avvantaggiata se è disponibile acqua negli strati profondi (anche più di 1 metro sotto la superficie) e se il suo apparato radicale è stato indotto a svilupparsi in profondità dalla limitata disponibilità di acqua in superficie. Va quindi evitata per quanto possibile l’irrigazione del medicaio, soprattutto nell’anno di impianto, e quando necessario è meglio eseguire irrigazioni molto abbondanti e distanziate nel tempo, piuttosto che irrigazioni leggere e frequenti.
Gestire gli sfalci
L’altra carta vincente della medica è il vigore del ricaccio: alla ripresa vegetativa e dopo ogni taglio la corona basale emette i nuovi germogli che rapidamente tolgono spazio e luce alle infestanti. Gli sfalci frequenti (eseguiti cioè alla fase di bottone fiorale) danno comunque alla medica il tempo sufficiente per accumulare nel fittone le risorse necessarie al successivo ricaccio e mettono a dura prova la maggioranza delle infestanti, che di norma non riescono a fiorire e tanto meno a produrre seme. In più il foraggio è di migliore qualità e sanità. Assolutamente da evitare è ritardare lo sfalcio oltre la piena fioritura, quando la corona inizia ad emettere i ricacci che possono essere danneggiati dalla falciatrice. Due piccole accortezze per aiutare la medica a competere. La prima: regolare l’altezza del taglio a circa 10 cm, in modo da non danneggiare la corona e da lasciare un pò di risorse in più per il ricaccio; agendo in questo modo si ottiene inoltre una migliore qualità e sanità del foraggio, poiché non si raccoglie la parte più legnosa del fusto e si riduce la presenza di terra. La seconda: arrivare alla dormienza invernale con la medica alta non meno di 20-30 cm, programmando opportunamente l’ultimo sfalcio: la parte vegetativa cederà le sue riserve al fittone, rendendolo più ricco di zuccheri e quindi non solo più resistente al gelo, ma anche in grado di sostenere una crescita primaverile veloce e vigorosa.
Puntare alla longevità
La pulizia del medicaio biologico dalle erbe estranee è un lavoro che richiede tempo, attenzione e pazienza, soprattutto se si semina su un terreno con una forte carica di infestanti. Gli sfalci dell’anno di impianto sono finalizzati a migliorare la purezza del medicaio, mentre daranno di norma produzioni scarse e di qualità non elevata. E’ al terzo e quarto anno che si evidenziano i risultati del lavoro svolto. E’ quindi essenziale, nella coltivazione biologica ancora più che nella coltivazione convenzionale, impiegare varietà longeve, che possano dare una produzione valida fino al quinto anno, ripagando il foraggicoltore biologico della cura costante dedicata al medicaio, che lascerà inoltre in eredità alle colture successive un terreno migliorato, ricco di azoto organico e con una minore carica di infestanti.
Che produzioni attendersi
L’esperienza delle aziende biologiche che coltivano erba medica insegna che le produzioni ottenibili non sono inferiori a quelle normalmente attese con il metodo convenzionale, a parità di condizioni pedoclimatiche. Come in ogni produzione biologica la coltura deve essere però seguita con molta attenzione, in particolar modo per quanto riguarda la lotta alle infestanti, condotta attraverso la conoscenza delle caratteristiche biologiche sia della specie coltivata che delle specie estranee.
Riferimenti utili
www.crpa.it: Settore foraggicoltura www.cedra.it: Area Zootecnia (Foraggicoltura)
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