Erba Medica: come ottenere il massimo

Pubblicato il 28 November, 2008

Erba Medica: come ottenere il massimo

L’impiego dell’erba medica nell’alimentazione animale

L’erba medica occupa complessivamente in Italia una superficie di circa 700.000 ha, con una produzione annua di circa 3-4 milioni di tonnellate di foraggio, che è impiegato in proporzioni variabili nelle razioni animali. La maggior parte del foraggio di erba medica viene essiccata in campo e quindi imballata per la conservazione e l’eventuale commercializzazione. Circa 600.000 – 700.000 tonnellate (il 20% del totale) è invece la produzione dei disidratatori, sotto forma di pellet o di balloni in quantità circa pari. L’uso dell’erba medica nel pascolo è molto marginale, limitato di norma all’arricchimento di prati polifiti, mentre il pascolo turnato, diffuso in altri paesi, è stato in Italia finora solo oggetto di sperimentazione. L’insilamento ha anch’esso un uso marginale e non sembra una pratica destinata a diffondersi per l’erba medica. L’utilizzo dell’erba medica passa quindi attraverso le fasi dello sfalcio, dell’essiccazione e della conservazione, operazioni che hanno un’influenza fondamentale sulla quantità, sulla sanità e sulla qualità del foraggio ottenuto.

Sfalcio

Lo sfalcio viene effettuato per mezzo di una falciatrice o ormai più frequentemente di una falciacondizionatrice. La falciatrice semplice ha un’azione più delicata al momento del taglio, ma richiede tempi più lunghi e maggiore movimentazione per l’essiccazione, con rischio di perdita o di degradazione delle foglie; la falciacondizionatrice, pur agendo in modo più aggressivo al taglio, rende notevolmente più rapida l’essiccazione, soprattutto per le varietà a fusto cavo, minimizzando la degradazione e la perdita delle foglie successive allo sfalcio. Per ottenere un foraggio di buona qualità, è fondamentale che lo sfalcio sia eseguito nella fase fenologica che va da bottoni fiorali a circa metà dei fiori aperti; nel periodo di crescita vegetativa il foraggio, anche se ottimo per contenuto proteico e digeribilità, è quantitativamente molto scarso ed ha un contenuto di acqua eccessivo ai fini dell’essiccazione; nel periodo successivo alla piena fioritura il fusto lignifica, le foglie basali tendono a cadere o a distaccarsi più facilmente, le gemme basali iniziano il ricaccio e possono essere danneggiate durante il taglio, sono più probabili danni da insetti o da patogeni che compromettono la qualità e la sanità del foraggio. Lo sfalcio va inoltre eseguito in ore fresche, ma con la vegetazione asciutta, quindi preferibilmente da metà mattina, quando l’umidità notturna è evaporata ma la pianta è ancora turgida ed elastica. La barra falciante deve lavorare ad un’altezza di circa 10 cm dal terreno, in modo da non portare terra nel foraggio e da rispettare le nuove gemme in sviluppo dalla corona; particolare attenzione in questo senso è da prestare nei medicai di primo anno, che spesso non sono ben livellati, hanno uno sviluppo limitato in altezza e un numero basso di gemme nella corona basale.

Essiccazione

Il foraggio può essere:

  • portato al grado definitivo di essiccazione (20 % circa) direttamente in campo prima di essere imballato: è la tecnica di fienagione tradizionale ed è la più economica sia per attrezzature che per consumo energetico; è sicuramente quella più estesamente praticata, soprattutto dalle aziende agrozootecniche medio-piccole che producono foraggio per il proprio consumo. Allo sfalcio eseguito di norma al mattino segue la movimentazione con il voltafieno la sera stessa o al massimo la mattina successiva, finché il peduncolo della foglia ha ancora un buon grado di umidità ed è quindi meno fragile; seguiranno l’andanatura e la pressatura, sempre in tarda mattinata o alla sera per minimizzare la perdita di foglia. Come la falciatrice, anche il voltafieno, il ranghinatore, l’imballatrice debbono lavorare senza toccare il terreno. Il tempo complessivo richiesto dal taglio alla pressatura è di due - quattro giorni a seconda della temperatura e della ventilazione ed è essenziale che nel frattempo il foraggio non sia bagnato dalla pioggia, che, oltre a prolungare il tempo di essiccazione, ne compromette irrimediabilmente la qualità e spesso anche la sanità; è quindi raccomandabile procedere al taglio solo con previsioni di tempo asciutto e stabile per almeno tre - quattro giorni, condizione che spesso non si verifica nelle stagioni intermedie e che comunque rende più difficile centrare la fase di miglior equilibrio tra qualità e quantità del foraggio;
  • essiccato parzialmente in campo, imballato e successivamente portato al grado definitivo di umidità in un essiccatoio per balloni fisso o mobile (fienagione in due tempi): si procede in modo analogo al caso precedente, ma il foraggio viene imballato ad un grado di umidità maggiore (attorno al 40 %), riducendo il tempo di permanenza in campo del foraggio e la perdita delle foglie nella movimentazione e nella pressatura. I balloni sono portati al grado definitivo di essiccazione tramite la ventilazione forzata e l’eventuale riscaldamento dell’aria impiegata. La fienagione in due tempi ha naturalmente costi più elevati della fienagione tradizionale, ma garantisce una maggiore elasticità nella programmazione del taglio e una migliore qualità del foraggio prodotto;
  • disidratato dopo un preventivo appassimento in campo: allo sfalcio eseguito di norma con falciacondizionatrice segue in breve tempo (da poche ore a un giorno) l’andanatura, l’eventuale trinciatura e la raccolta su autocaricante per il trasporto all’impianto di disidratazione, dove il foraggio viene essiccato con aria calda e lavorato per produrre balloni o pellet con grado molto basso di umidità. Tutte le operazioni dallo sfalcio alla lavorazione vengono gestite di norma dal disidratatore, che coordina il personale, le macchine agricole, i trasporti e gli impianti di lavorazione in modo da poter essiccare rapidamente tutto il foraggio raccolto, limitando al minimo la degradazione e la fermentazione dovute all’elevata umidità (50 %) del materiale in entrata.

Conservazione

Il foraggio affienato con metodo tradizionale o in due tempi viene conservato in balloni rotondi da 200 - 500 kg, impiegati di preferenza dalle aziende che consumano il proprio foraggio o per trasporti a brevi distanze, oppure in balloni rettangolari grandi da 300 – 600 kg, preferiti dai commercianti di foraggio per il migliore sfruttamento dello spazio nei trasporti. La tradizionale balla rettangolare piccola da 20 – 30 kg è sempre meno utilizzata. La conservazione ottimale del foraggio imballato si realizza in un ambiente coperto, ventilato e ombreggiato. Il rischio maggiore per la conservazione del foraggio è naturalmente l’eccesso di umidità, che ne provoca la fermentazione e può dar luogo a sviluppo di micotossine; l’esposizione alla luce solare provoca invece l’imbrunimento superficiale dei balloni, indice di degradazione dei nutrienti contenuti nel foraggio. I balloni rotondi, anche se conservati all’aperto, mantengono comunque di norma al loro interno condizioni corrette grazie al basso rapporto superficie/volume ed alla forma che favorisce lo smaltimento dell’acqua piovana, mentre la parte esterna sarà in maggiore o minore misura degradata. La fasciatura del ballone con film plastico è una tecnica che viene applicata su foraggio con umidità abbastanza elevata per realizzare una sorta di insilato in cui si verificano processi di fermentazione anaerobia. Il ballone fasciato deve essere però movimentato con mezzi adeguati e grande cautela, per evitare l’ingresso di aria ed impedire fermentazioni di tipo aerobio che compromettono qualità e sanità dell’intero ballone.

Sanità del foraggio di erba medica essiccato

La sanità del foraggio prevede:

  • l’assenza di terra che, oltre ad ospitare microrganismi, è dannosa per l’apparato digerente del bovino; indice della presenza di terra è il contenuto di ceneri, che non dovrebbe essere superiore al 12 %; causa della presenza di terra è principalmente il taglio troppo basso e l’irregolarità del terreno, soprattutto se associati allo scarso sviluppo della vegetazione che si verifica nel primo anno di coltivazione; correlata alla presenza di terra è la presenza di spore di clostridi butirrici, derivanti soprattutto dalla concimazione iniziale con letame e particolarmente critici per la filiera lattiero - casearia;
  • l’assenza di materiali estranei pericolosi (p.e. filo di ferro);
  • l’assenza di microrganismi o di tossine dannosi per l’animale o per la filiera produttiva a valle fino al consumatore; vengono controllati in particolare i clostridi, che sono presenti nel terreno, e i vari tipi di aflatossine, che nella medica derivano da processi di fermentazione dovuti a cattiva essiccazione e/o conservazione del foraggio, in generale ben individuabile nei foraggi affienati attraverso l’esame dell’aspetto e dell’odore;
  • l’assenza di nitrati, che hanno effetti tossici sugli animali a concentrazioni superiori a 6.000-9.000 mg/kg di sostanza secca; il problema dei nitrati deriva principalmente da un eccesso di concimazione azotata e perciò non riguarda in generale le leguminose;
  • l’assenza di specie botaniche estranee che possano provocare disturbi o patologie nell’animale. Il medicaio contiene in ogni caso, soprattutto se non sottoposto a diserbi, specie estranee che spesso influenzano solo la qualità nutrizionale ma non la sanità del foraggio; alcune delle specie (p.e. romici, amaranti) possono però essere di sapore sgradevole o anche tossiche se presenti in quantità significativa. Per prevenire la presenza di queste specie è innanzitutto importante seminare il medicaio su terreno ben diserbato ed impiegare seme certificato, controllato per la presenza di specie estranee.

Quantità e qualità del foraggio di erba medica essiccato

La produzione di foraggio essiccato è estremamente variabile a seconda dell’area di coltivazione, del tipo di terreno, della stagione, della disponibilità di acqua, della temperatura, dell’età del medicaio, della varietà impiegata, della frequenza di taglio. Gli stessi fattori influenzano anche la qualità del foraggio essiccato in termini di appetibilità, di contenuto proteico, di proporzione delle diverse frazioni di fibre, di digeribilità delle fibre. L’argomento è naturalmente molto vasto e complesso, ma, al di là di quanto già esposto in precedenti articoli pubblicati su questa rivista (“Il punto sull’erba medica”, gennaio 2007; ”E’ possibile salvaguardare produzione e qualità”, gennaio 2008) e nell’ampia bibliografia disponibile, vorremmo richiamare l’attenzione sul bilancio tra quantità e qualità del foraggio in rapporto alla frequenza dei tagli, fattore sul quale il foraggicoltore può agire direttamente e agevolmente. La fase di sviluppo alla quale il taglio viene eseguito ha infatti una decisiva influenza sia sulla quantità di sostanza secca, che aumenta col tempo, che sulla qualità del foraggio, che viceversa peggiora a causa delle variazioni fisiologiche legate alla maturazione della pianta e della maggior perdita di foglie durante la raccolta. In termini di alimentazione animale può accadere quindi che una quantità inferiore di foraggio raccolto precocemente (inizio bottoni fiorali) dia luogo ad una produzione superiore di latte o di carne rispetto ad una quantità superiore raccolta tardivamente (piena fioritura); in più nell’ultimo caso si sarà raccolto, trasportato, movimentato, conservato un peso ed un volume superiore di foraggio. L’esecuzione precoce dei tagli può inoltre consentire un numero superiore di sfalci annuali. La valutazione del bilancio tra quantità e qualità ha perciò una notevolissima rilevanza, soprattutto per l’allevatore che coltiva ed impiega il proprio foraggio. Dal taglio al consumo intervengono naturalmente le operazioni esposte ai paragrafi precedenti che se eseguite correttamente mantengono la quantità e la qualità del foraggio disponibile in campo, ma possono in caso contrario peggiorarne notevolmente le caratteristiche di sanità e qualità fino a renderlo inutilizzabile per l’alimentazione degli animali.

Importanza della digeribilità della fibra

Le analisi normalmente eseguite sul foraggio di erba medica includono il contenuto percentuale di proteine, di fibre cellulosiche (NDF), di fibre lignificate (ADF), di lignina (ADL), che nell’insieme consentono di calcolare indici di qualità del foraggio (unità foraggere latte/carne; valore nutrizionale relativo). Metodi sviluppati più recentemente consentono di valutare la digeribilità per i bovini della frazione NDF, che dà una misura della quantità di fibre effettivamente disponibile all’animale come fonte energetica. Mentre la pianta matura, il contenuto di NDF nella sostanza secca cresce, abbassando l’ingeribilità del foraggio, e contemporaneamente la digeribilità dell’NDF diminuisce: alla maggiore quantità di fibre NDF corrisponde quindi in realtà una minore quantità di foraggio ingerita dall’animale e un minore contenuto energetico. Questo è un motivo ulteriore per eseguire precocemente i tagli, se si punta a migliorare l’efficienza di trasformazione del foraggio.

Contenuto proteico ed energetico

Un aspetto particolarmente interessante del foraggio di erba medica è la sua capacità di fornire ai bovini insieme proteine assimilabili e fibre trasformabili in energia. Più precoce è il taglio, più elevata è l’ingeribilità e la quota di fibre digeribili, più foraggio di medica ad elevato contenuto proteico potrà essere impiegato nella dieta, riducendo così la necessità di integrazione con concentrati.

Destinazione differenziata del foraggio di erba medica

Una delle maggiori difficoltà nell’impiego dei foraggi essiccati di erba medica è la scarsa costanza e prevedibilità della qualità. Questo deriva naturalmente dalla molteplicità dei fattori che influiscono sulla qualità finale ma anche dalla mancanza di una pratica estesa e standardizzata di stoccaggio separato per qualità. Le partite di foraggio sono infatti classificate essenzialmente per stagione dello sfalcio e qualità sensoriale in base all’esame di un esperto, aspetti sicuramente necessari ma non sufficienti per definire lotti omogenei da destinare in modo mirato all’alimentazione di animali con esigenze specifiche (p.e. bovini da carne, bovine in lattazione o in asciutta). Sarebbe da aggiungere almeno la fase fenologica dello sfalcio, e in secondo luogo la varietà e la provenienza (dati questi ultimi che di norma vengono associati a molti prodotti agricoli). Darebbe sicuramente un contributo decisivo la possibilità di eseguire analisi rapide, tramite sondaggio dei balloni, prima dello stoccaggio e/o prima dell’utilizzo, in modo analogo quanto già in uso per esempio per i cereali da granella. Analisi rapide dei foraggi tramite tecniche NIR (riflessione nel vicino infrarosso), che non richiedono preparazione del campione né personale specializzato, già sono state messe a punto presso laboratori e mangimifici, e potrebbero essere agevolmente utilizzate nella classificazione e stoccaggio dei foraggi.

L’effetto della varietà

Come già ricordato in articoli precedenti, il primo decisivo effetto del seme certificato di una varietà registrata, soprattutto se selezionata e sviluppata in Italia, è l’uniformità del medicaio nella crescita e nella maturazione, che consente di decidere accuratamente il momento migliore per il taglio. Tra le caratteristiche morfologiche e fisiologiche favorevoli ad una buona produzione di foraggio ricordiamo:

  • il portamento eretto o semieretto, idoneo allo sfalcio (attenzione ad alcune varietà, soprattutto di origine statunitense, che tendono ad avere portamento più prostrato ed adatto quindi al pascolo);
  • il fusto parzialmente cavo, che favorisce la rapida essiccazione soprattutto se lo sfalcio viene eseguito con una falciacondizionatrice, mentre il fusto pieno, anche se più sottile, asciuga più lentamente;
  • la numerosità delle foglie lungo lo stelo, che migliorano il rapporto foglie/fusti e di conseguenza la qualità del foraggio;
  • la persistenza delle foglie basali dello stelo fino alla piena fioritura, che migliora la qualità degli eventuali sfalci tardivi;
  • la rapidità di ricaccio dopo lo sfalcio, da valutare soprattutto quando l’impianto è in piena produzione (nell’anno di impianto la pianta deve prima di tutto costruire l’apparato radicale e la corona basale);
  • la longevità, che consente di sfruttare a pieno la produttività del medicaio, dopo il primo anno che darà comunque risultati scarsi in termini sia di qualità che di quantità.

Un altro aspetto sul quale è stata avviata una prima sperimentazione anche in Italia è la digeribilità della fibra NDF, per la quale pare dai primi risultati che vi sia un effetto varietale non trascurabile. Sono inoltre in fase avanzata di selezione linee di erba medica multifogliate di origine italiana, che possono aumentare la proporzione foglie/fusti e di conseguenza il contenuto proteico.

In Sintesi

Per ottenere il massimo dall’erba medica:

  • Seminare seme certificato di varietà di provata qualità agronomica e foraggera
  • Curare la purezza del medicaio attraverso gli sfalci ed eventuali diserbi mirati, in particolare nell’anno di impianto
  • Cercare di eseguire gli sfalci nell’epoca più prossima alla fase fenologica dei bottoni fiorali e comunque registrare a che fase è stato eseguito la sfalcio per una corretta stima della qualità del foraggi
  • Basare la programmazione degli sfalci su previsioni meteorologiche locali attendibili, di norma fornite dai servizi di sviluppo agricolo, in modo da evitare la bagnatura del foraggio steso in campo
  • Eseguire tutte le operazioni di sfalcio, movimentazione, andanatura, raccolta lavorando a circa 10 cm dal terreno e in condizioni ambientali favorevoli (asciutto ma non troppo caldo)
  • Pressare il foraggio al grado di umidità idoneo a seconda delle attrezzature disponibili
  • Stoccare separatamente i foraggi con caratteristiche qualitative omogenee, identificando ciascun lotto (e se possibile ciascun ballone) con la data dello sfalcio, la fase dello sfalcio, la varietà, la provenienza, la valutazione qualitativa (sensoriale e se disponibile analitica)
  • Conservare il foraggio in ambiente asciutto, ombreggiato e ventilato
  • Verificare al momento dell’impiego il buono stato di conservazione del foraggio e se possibile la qualità
  • Destinare ciascun lotto di foraggio in base alle esigenze nutrizionali degli animali.

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