Erba Medica: E’ possibile salvaguardare produzione e qualità
Pubblicato il 28 November, 2008

I cambiamenti climatici
Il clima varia continuamente, su scala sia globale che locale, a causa di numerosissimi fattori che interagiscono tra loro. Le variazioni registrate possono essere oscillazioni periodiche, come quelle del ciclo giornaliero e stagionale, o tendenze ad una modifica progressiva di uno o più dei parametri climatici (temperatura, umidità, precipitazioni). La sovrapposizione di più variazioni periodiche e progressive rende lo studio dei fenomeni climatici notevolmente complesso e assai incerta la previsione delle condizioni future. Molti dei massimi esperti di climatologia a livello mondiale ritengono che ci troviamo attualmente in una fase di progressivo aumento della temperatura media globale e che tale aumento sia almeno in parte causato da alcune attività umane, in particolare dall’impiego dei combustibili fossili e dal conseguente aumento nell’atmosfera dei gas ad effetto serra. La tendenza al riscaldamento globale implica naturalmente effetti a livello locale, ma in quale direzione e di quale portata non è attualmente prevedibile con un buon grado di attendibilità.
Le conseguenze sulle attività agricole e zootecniche
Le attività agricole e di conseguenza anche quelle zootecniche sono tra le più condizionate dalle variabili ambientali, in particolare dalla temperatura e dalla piovosità, e quindi tra le più soggette ai possibili effetti locali delle variazioni globali. Tuttavia all’agricoltore sono ben note le variazioni anche molto forti da un anno all’altro sia di temperatura che di piovosità come pure le profonde differenze pedoclimatiche tra una zona e l’altra anche della stessa regione, che non sono inferiori a quelle che potrebbero derivare, almeno a breve/medio termine, dal riscaldamento globale. Le conoscenze e le tecniche che si sono man mano evolute durante la storia dell’agricoltura e dell’allevamento hanno lo scopo di garantire la giusta disponibilità idrica e la fertilità dei terreni, malgrado le variazioni ambientali, e di selezionare allo stesso tempo le specie e le varietà/razze più adatte all’ambiente o più adattabili, in modo da rendere il più possibile costante la quantità e la qualità della produzione. Un aspetto nuovo da tenere in considerazione è invece l’introduzione di misure allo scopo di minimizzare le emissioni di gas ad effetto serra. Le aziende agricole e zootecniche sono attualmente molto dipendenti da input energetici esterni, sotto forma di carburanti, di materiali, di fertilizzanti, di mangimi. Saranno quindi incentivate od obbligate a ridurre tale input attraverso un miglioramento dell’efficienza di trasformazione e la produzione autonoma di energia, azioni che d’altra parte costituiscono un vantaggio economico per l’azienda e che prima o poi la riduzione di disponibilità dei combustibili fossili renderebbe comunque necessarie.
L’erba medica e il clima
L’erba medica è una specie nota da più di duemila anni come foraggera di elevata qualità e produttività ed è stata diffusa dalla regione di origine, probabilmente l’antica Persia, alle aree temperate di tutto il mondo, con condizioni pedoclimatiche assai diversificate. La sua storia e la sua distribuzione geografica ci garantiscono quindi della sua capacità di adattamento e del suo potenziale produttivo. I fattori che maggiormente limitano la possibilità di coltivare con successo l’erba medica sono in realtà la profondità e l’acidità del suolo, molto più delle temperature massime o minime e della piovosità. Se esaminiamo per esempio i dati relativi alle prove quadriennali di confronto varietale svolte dal Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia dal 2000 al 2006 (Fig. 1 e 2), possiamo osservare come l’influenza della zona di coltivazione sia nettamente superiore a quella dell’andamento climatico dell’annata.
L’erba medica e i consumi energetici
L’erba medica richiede una sola lavorazione profonda del terreno per quattro-cinque anni di raccolto; non necessita di fertilizzazione azotata e lascia il terreno arricchito di azoto per le colture successive; ha richieste limitate o nulle di irrigazione; richiede pochi o nessun trattamento; può fornire grandi quantità di foraggio di qualità elevata sia per il contenuto proteico sia per la digeribilità della fibra; può essere impiegata sia per lo sfalcio sia per un pascolo turnato; . L’erba medica è quindi adatta a soddisfare requisiti che già sono e saranno ancora più richiesti alle produzioni agrozootecniche ai fini della riduzione dei consumi energetici.
I fattori che influenzano la produttività dell’erba medica
Primo e fondamentale fattore che influenza la produzione è la densità uniforme e costante nel tempo del medicaio; per avere una buona densità è essenziale da un lato l’ottima preparazione del terreno, sia in profondità che in superficie, dall’altro l’ottima qualità della semente e la longevità della varietà impiegata. L’epoca di semina va naturalmente decisa in base alla disponibilità di acqua ed alla rigidità degli inverni prevedibili nell’area. In secondo luogo il tipo di terreno condizionerà in modo molto netto le produzioni che ci si possono attendere: il terreno ottimale è quello di medio impasto, non acido, ben drenato ma dotato di una falda acquifera, anche profonda. Terreni argillosi e tendenti al ristagno o viceversa sciolti e soggetti alla siccità non permetteranno all’erba medica di sviluppare tutto il suo potenziale produttivo, ma potranno comunque dare, se gestiti opportunamente, produzioni affidabili. Il foraggio raccolto nel primo anno di impianto sarà in ogni caso scarso come quantità (dal 10 al 15% circa della produzione totale del quadriennio) e spesso anche come qualità; varrà quindi la pena di curare in questo periodo la buona riuscita dell’impianto, regolando i tagli soprattutto allo scopo di irrobustire le piante e controllare le infestanti, eseguendo se necessario uno o più interventi di diserbo, limitando le irrigazioni in modo di costringere la radice a raggiungere gli strati profondi del terreno e da sfavorire allo stesso tempo le infestanti con apparato radicale superficiale. Il medicaio denso e ben sviluppato nella parte sotterranea sarà adatto nei tre-quattro anni successivi a tagli ravvicinati che garantiscono un foraggio sano e di ottima qualità, oltre a mantenere il medicaio libero da malerbe e poco danneggiato da patogeni e insetti. Fornirà due ottimi tagli nel periodo primaverile-estivo, uno-due tagli scadenti nel periodo più caldo e uno-due tagli validi nel periodo estivo-autunnale. Solo nei terreni e nelle condizioni che lo richiedono si procederà all’irrigazione per favorire un rapido e vigoroso ricaccio dopo il taglio; è tuttavia da tenere in considerazione che, qualora l’irrigazione non sia possibile, una varietà adatta alle nostre aree di coltivazione e coltivata in modo corretto resiste anche ad una siccità drastica ed a temperature molto elevate, riprendendo la crescita una volta passato il periodo critico.
I fattori che influenzano la qualità dell’erba medica
Al di là di cause esterne che compromettono la qualità e la sanità del foraggio di erba medica, come la presenza di grandi quantità di infestanti o di terra e la cattiva conservazione, il fattore più importante è senz’altro l’epoca di taglio: più precocemente viene eseguito il taglio, più alto è il contenuto proteico e maggiore è la digeribilità della fibra. Infatti le proteine sono contenute soprattutto nelle foglie, che costituiscono una frazione minore man mano che il fusto si allunga avvicinandosi alla fioritura e che tendono a cadere dalla piena fioritura in avanti, mentre le fibre, contenute soprattutto nel fusto, si arricchiscono di lignina, che le rende meno attaccabili dagli enzimi digestivi. Non è tuttavia consigliabile eseguire il taglio quando la medica è ancora in piena fase vegetativa per non esaurire la pianta con continui ricacci, per non ottenere un foraggio di difficile essiccazione e per non avere una produzione quantitativamente troppo scarsa. Gli studi effettuati hanno dimostrato che un buon compromesso tra longevità del medicaio, qualità e quantità del foraggio si ottiene effettuando il taglio alla fase di bottoni fiorali. Il tempo richiesto per raggiungere questa fase a partire dal taglio precedente varia al variare principalmente delle ore di luce, della temperatura e della disponibilità di acqua. Questi stessi fattori influenzano anche la fogliosità e la lignificazione della pianta a parità di fase di sviluppo: le condizioni primaverili ed autunnali, con ore di luce ed ore di buio circa equivalenti, temperature miti sia di giorno che di notte, buon equilibrio idrico della pianta, danno luogo ad uno sviluppo più lento ed armonico, con foglie di maggiore superficie e fusti meno lignificati; viceversa le condizioni estive, con molte ore di luce ed alte temperature diurne che provocano comunque, anche in caso di buona disponibilità di acqua, forte stress idrico, accelerano la fioritura, riducono la superficie fogliare e rendono i fusti più legnosi. Dai tagli estivi, anche eseguiti con la massima precisione, non ci si può quindi aspettare una qualità pari a quella dei tagli primaverili ed autunnali.
L’effetto della varietà
La varietà, di cui finora non si è parlato, ha un influenza diretta, anche se inferiore a quella esercitata dalle condizioni pedoclimatiche, sulla produttività dell’erba medica (Fig. 3). Accanto all’effetto misurabile tramite le prove di confronto varietale che mostrano una costante superiorità produttiva di alcune varietà (Fig. 4), è da sottolineare l’importanza decisiva dell’impiego di seme certificato di elevata qualità, per ottenere un medicaio denso ed uniforme, e della scelta di una varietà dotata di buona longevità e tolleranza alle avversità, per garantire la persistenza di una coltura idonea agli sfalci ravvicinati per almeno tre anni dopo quello di impianto. La selezione e il mantenimento delle varietà nelle aree italiane vocate garantisce inoltre colture che rispondono in modo uniforme alle condizioni di luce, temperatura, umidità e che saranno quindi composte di individui nella stessa fase di sviluppo e con caratteristiche qualitative omogenee. Ciò renderà più agevole l’individuazione del momento migliore per il taglio e più prevedibile il prodotto in termini sia quantitativi che qualitativi.
Ottimizzare la resa in foraggio di qualità
La tradizionale presenza dell’erba medica tra le specie foraggere ha in qualche modo frenato l’innovazione in questa specie, che viene spesso gestita con metodi ancora legati alle esigenze di una zootecnia superata, mentre la medica, se coltivata, raccolta, conservata e stoccata professionalmente, può fornire all’industria zootecnica più avanzata ottimi foraggi, ricchi di proteine e di fibre rapidamente digeribili, ed è tanto più interessante quanto più altre colture estesamente impiegate a scopo zootecnico sono maggiormente soggette ai problemi climatici, energetici, economici che ci aspettano nel prossimo futuro. Le tecniche da adottare per ottenere il massimo dall’erba medica in termini sia di quantità che di qualità sono da tempo oggetto di studio e di divulgazione da parte di enti italiani ed esteri. Per l’Italia si raccomanda in particolare di fare riferimento al Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, che da decenni effettua un’approfondita sperimentazione sugli aspetti agronomici e varietali dell’erba medica, ed all’Istituto Sperimentale per le Colture Foraggere di Lodi, che partecipa a progetti di ricerca nazionali ed europei su varie specie foraggere. Il foraggio di erba medica risentirà comunque, anche volendo applicare le migliori tecniche di coltivazione e di raccolta, di fattori fisiologici e stagionali che ne renderanno variabile e in parte imprevedibile quantità e qualità della produzione. A questa variabilità si dovrà far fronte con scelte organizzative, quali per esempio l’identificazione, la classificazione qualitativa e lo stoccaggio differenziato delle partite di foraggio, sulle quali nel settore della foraggicoltura c’è sicuramente ancora molto lavoro da fare.
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