Erba medica: tecnica colturale e scelta delle varietà
Pubblicato il 28 November, 2008

L’erba medica rappresenta una fondamentale fonte di proteine vegetali per l’allevamento dei bovini ed in particolare per l’alimentazione delle vacche da latte; contiene inoltre fibre di buona qualità e di composizione equilibrata, vitamine e minerali. La ricchezza di proteine dell’erba medica dipende dalla simbiosi con un batterio, il rizobio, che colonizza le radici e trasforma l’azoto gassoso presente nell’atmosfera in azoto organico, cedendolo quindi alla pianta. La pianta fornisce in cambio ai rizobi le sostanze zuccherine che produce con la fotosintesi ed i sali minerali che assorbe dal terreno. L’erba medica ha perciò ridotte necessità di concimazione e raramente richiede trattamenti erbicidi e fitosanitari, per cui si presta bene ad una coltivazione di tipo biologico od integrato. Inoltre la capacità di fissare l’azoto e la forte competizione con le erbe infestanti fanno sì che la coltivazione dell’erba medica restituisca un terreno migliorato per le colture successive. L’erba medica è una coltura molto diffusa nelle aree temperate di tutto il mondo (circa 15 milioni di ettari, principalmente negli Stati Uniti e in Argentina) ed è la più importante coltura foraggera in Italia (800.000 ha circa, di cui più della metà nell’area padana). Può essere impiegata per lo sfalcio, seguito dall’essiccazione in campo o in disidratatore, o per il pascolamento.
Il terreno
L’erba medica cresce bene in terreni profondi, ben aerati, non acidi e non soggetti a ristagno idrico. Il suo potente apparato radicale può infatti raggiungere profondità di diversi metri ed il rizobio ospitato nella radice non tollera l’ambiente asfittico o acido. E’grazie all’eccezionale sviluppo dell’apparato radicale che l’erba medica, una volta superata la prima delicata fase di crescita, resiste a lunghi periodi di siccità e ricaccia rapidamente dopo il taglio ed alla ripresa primaverile. La scelta di terreni idonei, la lavorazione profonda e un buon livellamento del terreno prima della semina è quindi fondamentale per una buona riuscita del medicaio.
La concimazione
L’erba medica non necessita di concimazione azotata, anzi un eccesso di azoto nel terreno dovuto a precedenti colture o a concimazioni organiche può risultare nocivo alla simbiosi col rizobio, favorire le infestanti ed elevare il contenuto di nitrati del foraggio. Tutt’al più una leggera concimazione azotata in presemina può essere consigliata per favorire il primo sviluppo vegetativo in caso di dotazione molto scarsa del terreno. E’ bene però verificare, in particolare in aree dove non si coltiva medica da tempo e in caso si manifestino ingiallimenti nei nuovi impianti, che si sia instaurata la simbiosi col rizobio: nelle radici delle piantine che hanno raggiunto i 10-15 cm di altezza debbono comparire piccoli noduli di forma sferica. Il fatto che l’erba medica sia autosufficiente per l’azoto non significa che non abbia bisogno di alcun tipo di concimazione. Può infatti essere importante fornire magnesio, potassio e fosforo in base alla dotazione del terreno.
La semina e la coltivazione
L’erba medica va seminata necessariamente in rotazione. La semina si esegue a 20 – 40 kg di seme per ettaro, in base al tipo di terreno e all’impiego previsto per il medicaio: per terreni che tendono a formare una crosta superficiale bisogna tenere conto della perdita di plantule prima dell’emergenza, mentre dove si prevede l’ingresso frequente di mezzi pesanti bisogna garantire un densità tale da compensare la perdita di piante durante la vita del medicaio. La qualità del seme condiziona fortemente la buona riuscita della semina: il seme maturo, pieno, ben essiccato non solo ha elevata germinabilità, ma risponde prontamente alle condizioni ambientali favorevoli e contiene riserve adeguate per sostenere la prima crescita della plantula. E’ inoltre importantissimo affinare perfettamente la superficie del terreno e regolare correttamente la profondità di semina: in condizioni ottimali il seme viene depositato su uno strato umido ed è ricoperto da circa un centimetro di terreno molto fine. In caso di semina troppo profonda o di ostacoli all’emergenza, la plantula rischia di esaurire le risorse del seme prima di aver raggiunto la superficie ed iniziare la fotosintesi. Nelle aree con bassa densità di piantine avranno il sopravvento le infestanti e verrà così compromessa tutta la vita del medicaio. La semina è di norma primaverile nelle aree con buona piovosità e forti gelate invernali (Pianura Padana), di norma autunnale nelle aree con basso rischio di gelate e con piovosità ridotta e concentrata nel periodo autunnale ed invernale (Centro e Sud). Non sono normalmente necessari trattamenti erbicidi: i tagli frequenti, che impediscono alle malerbe di produrre il seme, e il vigore della coltura eliminano progressivamente le infestanti. Fa eccezione la cuscuta, pianta parassita che deve essere combattuta appena si manifesta per evitare che si estenda all’intero medicaio. In caso di infestazione diffusa, è da tener presente che un trattamento con il diserbo specifico (prodotti a base di propyzamide) nel periodo estivo, anche a dose elevata, può non dare i risultati attesi perché il principio attivo è fotolabile e agisce solo se raggiunge il terreno, mentre danno normalmente risultati soddisfacenti due trattamenti a dose ridotta eseguiti uno nel periodo invernale e l’altro dopo il primo taglio, possibilmente seguiti a breve distanza dalla pioggia. Per le altre infestanti è da valutare, in base al grado di infestazione ed al tipo di infestanti presenti, se eseguire nel primo anno di impianto uno o più diserbi per migliorare la qualità del foraggio e la longevità del medicaio. Anche i trattamenti insetticidi o fungicidi sono da eseguire solo in caso di danni molto forti al medicaio e spesso possono essere validamente sostituiti da un taglio anticipato. Prima della ripresa vegetativa primaverile può essere utile distribuire un fertilizzante a base di magnesio e fosforo; è inoltre consigliato effettuare una leggera erpicatura con una strigliatrice per arieggiare il terreno ed eliminare meccanicamente infestanti e residui di vegetazione. L’impianto di erba medica ha di norma una durata di tre-quattro anni, ma l’impiego di una varietà longeva, la giusta densità di semina e le corrette cure colturali possono permettere fino a cinque-sei anni di sfalci di buona qualità.
I tagli
Il taglio del medicaio dev’essere eseguito nella fase che va dalla comparsa dei primi bottoni fiorali alla fioritura. Il taglio eseguito nella fase vegetativa compromette l’accumulo nella radice delle riserve necessarie per il successivo ricaccio, mentre dalla piena fioritura in avanti le foglie più vecchie ingialliscono e cadono e i fusti diventano legnosi, peggiorando la qualità del foraggio. Durante la fioritura inizia inoltre lo sviluppo dei nuovi ricacci che verrebbero danneggiati dallo sfalcio. Tra i fattori da tenere presenti nel valutare il momento corretto per il taglio, oltre a quelli climatici che naturalmente condizionano sia la possibilità di entrare in campo con la falciatrice sia la possibilità di essiccarlo, sono:
- la qualità e la quantità di foraggio che si desidera ottenere: più precoce è il taglio, migliore è di norma la sua qualità e minore la quantità in peso secco;
- il vigore del medicaio: la fioritura è il momento in cui la pianta ha accumulato nell’apparato radicale il massimo di riserve che favoriranno la velocità della ricaccio e la longevità dell’impianto;
- lo stato fitosanitario: se si manifestano sintomi di malattie fungine o danni da insetti fitofagi, è bene effettuare un taglio precoce per mantenere una qualità accettabile del foraggio;
- la presenza di infestanti: una forte presenza di infestanti fa consigliare un taglio precoce per prevenire la produzione di seme delle stesse.
Lo sfalcio e la movimentazione del foraggio in campo debbono essere eseguiti in presenza di sufficiente umidità atmosferica per evitare la perdita delle foglie. L’impiego di mezzi pesanti per le operazioni di sfalcio e raccolta tendono a compattare il terreno ed a provocare asfissia radicale e ristagni, per cui sarebbe bene impiegare mezzi leggeri o almeno operare su terreni asciutti. L’ultimo sfalcio prima del riposo invernale non dev’essere eseguito in una stagione troppo avanzata, in modo da lasciare al medicaio il tempo di svilupparsi a sufficienza (20-30 cm) e di ricostituire le riserve di zuccheri della radice. La vegetazione disseccata, inoltre, proteggerà gli apici dormienti. Questo accorgimento permette di contenere al minimo i danni da gelo e allo stesso tempo di favorire una rapida ripresa vegetativa in primavera.
La qualità del foraggio
La qualità del foraggio viene valutata in termini di:
- sostanza secca (% del peso fresco);
- contenuto di proteine e di fibre (in % del peso secco);
- qualità delle fibre come contenuto di ADF (fibre acido deterse) e di lignina, che sono una misura di digeribilità, di NDF (fibre neutro deterse), che sono una misura di ingeribilità;
- indici di qualità calcolati in base ai risultati delle analisi sopra citate (p.e. RFV = valore nutrizionale relativo; UFL = unità foraggere latte; UFC = unità foraggere carne);
- sanità: assenza di sostanze pericolose per l’animale o per il consumatore (residui di antiparassitari, nitrati, micotossine, terra, infestanti ecc.);
- appetibilità: assenza di odori o sapori sgradevoli per gli animali.
La qualità del foraggio dipende:
- dalla fase in cui si effettua il taglio: le proteine sono in concentrazione maggiore e le fibre in concentrazione minore e di miglior qualità nei tagli effettuati precocemente;
- dalla velocità di sviluppo del medicaio: se la crescita è lenta, il fusto tende a lignificare;
- dalla persistenza delle foglie su tutta la lunghezza del fusto;
- dallo stato fitosanitario e nutrizionale del medicaio;
- dalle modalità con cui si effettua il taglio e la movimentazione del foraggio: un taglio troppo basso aumenta la quantità di terra, il taglio e la movimentazione eseguite nelle ore calde fanno perdere parte delle foglie che contengono la massima parte delle proteine;
- dalle modalità di essiccazione.
Varietà registrate e seme certificato
Fino al 2002 è stata consentita la commercializzazione del seme certificato di ecotipi di erba medica, cioè di semente proveniente da specifiche aree geografiche. Tuttora è pratica comune utilizzare semente non certificata prodotta nella propria azienda per le nuove semine, sottovalutando l’influenza della varietà e dell’impiego di seme selezionato per la buona riuscita della coltivazione. E’ invece importante considerare che:
- la varietà registrata deve rispondere a requisiti di uniformità e di stabilità, che vengono mantenuti attraverso una specifica attività di selezione conservatrice eseguita dal titolare della varietà sotto il controllo degli enti competenti. L’uniformità della varietà garantisce l’omogeneo sviluppo del medicaio, fondamentale per valutare correttamente il momento del taglio; la stabilità garantisce la costanza delle caratteristiche di resa e qualità nelle colture ottenute da lotti diversi di produzione del seme. In aggiunta a questo, l’impiego di varietà selezionate e moltiplicate nell’ambiente di coltivazione dei medicai da foraggio (nel nostro caso quello italiano) dà maggiori garanzie di adattabilità e tolleranza ai patogeni ed agli stress ambientali;
- il seme certificato deve rispondere a requisiti di germinabilità (minimo 80%) e di assenza o bassissima presenza di specie estranee, che vengono raggiunti per mezzo di idonee tecniche di coltivazione dei medicai da seme e di lavorazione della semente, e quindi verificati attraverso i controlli di qualità eseguiti sia sulle colture da seme che sulla semente. Tali requisiti consentono l’impiego di quantità standard per la semina, garantiscono l’emergenza uniforme delle piantine e prevengono l’ingresso nel medicaio delle infestanti più difficili da debellare o più problematiche per la qualità del foraggio. Attraverso una lavorazione molto selettiva, condotta a cura di operatori esperti su impianti dotati di macchine specifiche per il seme di erba medica, è possibile ottenere semente di qualità superiore, che raggiunge standard di qualità più elevati dei requisiti di legge, sia per quanto riguarda la germinabilità e l’energia germinativa, sia per quanto riguarda l’assenza di seme di specie infestanti e di altre impurità;
- il costo del seme certificato non ha una forte incidenza sul costo complessivo di gestione del medicaio, tenuto conto della quantità di seme impiegato e della durata nel medicaio, e viene senz’altro compensato dalle migliori prestazioni in termine di produzione, di qualità del foraggio e di longevità della coltura.
La scelta delle varietà
Una scelta ragionata della varietà da impiegare può essere fatta sulla base della sperimentazione varietale svolta da organismi indipendenti: in particolare raccomandiamo di consultare la Lista varietale per l’erba medica pubblicata annualmente, insieme con una sintesi dei risultati della sperimentazione varietale degli ultimi quattro anni, dal C.R.P.A. (Centro Ricerche Produzioni Animali s.p.a. di Reggio Emilia) sul sito www.crpa.it, nel settore Foraggicoltura, e su riviste agronomiche. La Lista varietale per l’erba medica contiene l’elenco delle varietà che hanno dato risultati stabilmente buoni nei diversi ambienti saggiati (Lista A), l’elenco delle varietà che sono consigliate per caratteristiche particolari o per adattamento ad ambienti specifici (Lista B), l’elenco delle varietà che hanno dato risultati interessanti ma non sono ancora state saggiate per un periodo sufficiente a dare un giudizio definitivo (Lista emergenti). Può essere naturalmente utile saggiare le prestazioni delle nuove varietà nella propria azienda, ma è necessario fare molta attenzione all’omogeneità dei terreni e delle condizioni ambientali in cui si seminano le diverse varietà, altrimenti si rischia di ottenere risultati fuorvianti. Per la scelta delle varietà è inoltre da tener presente che sulla qualità del foraggio, misurata come contenuto di proteine e di fibre, ha maggiore influenza l’epoca di taglio che la varietà impiegata. E’ quindi consigliabile scegliere una varietà stabilmente produttiva, a sviluppo rapido, con buona persistenza delle foglie, tollerante ai tagli precoci, tollerante agli stress ambientali ed ai patogeni, longeva, ad ampia adattabilità o idonea all’ambiente specifico in cui si opera.
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